IT

Opere vincitrici


Artwork


ZWINKERN (Wink)

by Francine LeClerq


PAESAGGI DA PASSEGGIO

by Denise Bonapace


HOLE

by Edoardo Maestrelli


ARTWORK SPECIAL MENTIONS EX-AEQUO

SWISS DREAM

by Ermalhoti


THE SWISS PENCIL

by Studio Giulio lacchetti


LA’ DOVE FRESCO SOFFIA IL VENTO DELLA BONTA’

by Claudio Onorato


ARTWORK CONSORTIUM EMMENTALER SWITZERLAND ADDED AWARD

CREATIVE HANDS

by Raffaele Melchionda


ARTWORK QUALITY MENTION

NORDWAND – A 30s EPIC ADVENTURE

by Libri Finti Clandestini


Video


VIDEO FIRST AWARD

LIKE A SWISS

by Propp


VIDEO SPECIAL MENTION

TASTY SWITZERLAND

by Manuela Bigi


VIDEO EMMENTALER ADDED AWARD

SWISS ORIGINAL AUDIO POSTCARD

by Vittorio Cosma, Giovanni Cosma, Andrea Sartirani


VIDEO QUALITY MENTION

WILELM TELL

by Federico Ghillino


Photo


PHOTO FIRST AWARD

THE SWISS ACCURACY AND THE HIDDEN MEANING OF HOLES

by Greta Gandini


PHOTO SPECIAL MENTION

OTTO

by Carlo Dulla


PHOTO QUALITY MENTION

TEUFELSBRÜCKE

by Ilaria Zennaro


Short Message Story


SHORT MESSAGE STORY FIRST AWARD

ECHOES

by Piergiorgio caserini

Una storia breve, di quelle che si raccontano a voce. Dove spesso è la storia del territorio a parlarsi nelle bocche dei suoi abitanti. Una storia quindi che tra le parole gioca a mescolare l’immaginario del paesaggio elvetico tra storia e fiabe.

There are rings which climb mountains, brush against the snow, creak in the ice, resonate in the lake’s tiny turbulences and parade among the fists of grass leaving the soil drenched in dew: so that the thirst of trees, valleys and bears is quenched. And even the fables are refreshed. It is the time when the valley wakes up, staring at the Matterhorn, while the echo still carries the giant’s thuds.

Ci sono rintocchi che risalgono le montagne, sfiorano la neve, scricchiolano nel ghiaccio, vibrano nelle piccole turbolenze di lago e sfilano tra i pugni d’erba lasciando la terra impregnata di rugiada: si dissetano così gli alberi, le vallate, gli orsi. E si rinfrescano così anche le fiabe. È l’ora dove la valle si sveglia, puntando gli occhi sul Cervino, quando l’eco porta ancora i tonfi del gigante.


SHORT MESSAGE STORY SPECIAL MENTION

THE DATE

by Valeria Usala

This short story is a glimpse of a memory from the day that changed a woman’s life, and made her understand what love really means.
Questa piccola storia è un barlume del ricordo di giorno che cambiò la vita di una donna, e le fece capire cosa significhi davvero l’amore.

Lena reaches the station on time. She stares at the Mondaine hands. They seem to stand still. Years ago she lost a train, but met Hans. They ate some tirggel, the first ones she could knead herself. When he tried to kiss her, she asked him to keep a safe distance. She wasn’t ready. Hans is gone now, but his recorded voice echoes from the speaker and reminds her that love, unlike trains, doesn’t know safe distances.

Lena arriva puntuale in stazione. Fissa le lance del Mondaine. Sembrano ferme. Anni prima perse un treno, ma conobbe Hans. Mangiarono dei tirggel, i primi che seppe impastare da sola. Quando provò a baciarla gli chiese una distanza di sicurezza. Non era pronta. Ora Hans non c’è più, ma la sua voce registrata risuona dall’altoparlante e le ricorda che l’amore, a differenza dei treni, non conosce distanze di sicurezza.


SHORT MESSAGE STORY QUALITY MENTION

THE SHAPE OF BREATHING

by Davide Giordano

You’d been only trying to get your fingertips in there before.
Then at school they taught you those were eyes. Bags of carbon dioxide produced by the metabolism of bacteria which are also present in the sweat.
Something vital, so. Like fatigue.

The shape of breathing instead of destruction. Making space without just opening a void.
Maybe that’s why to call it Switzerland they used swedan.
Burning down, yes.
But to rebuild.

Prima cercavi di infilarci la punta delle dita.
Poi a scuola ti spiegarono che si trattava di occhiature. Sacche di anidride carbonica prodotte dal metabolismo di batteri presenti anche nel sudore.
Qualcosa di vitale, insomma. Come la fatica.

La forma del respiro invece della distruzione. Fare spazio senza aprire solo un vuoto.
Forse per questo nel chiamarla Svizzera usarono swedan.
Bruciare, sì.

Ma per ricostruire.


COMMUNITY VOTE FIRST AWARD

HI GEORGE

by Paolo Domenico Regina

Spring in Bellinzona had never been so beautiful. A fragrant breeze blew from the lake to the hospital that was the best in the world. The girl dressed as a nurse eluded the entrance checks and arrived at the legend man’s bed. She smiled at those black eyes: “Hi George” she said. She took out her guitar and a song came out lightly. The man clasped his hands and a tear slipped on the sheet.

La primavera a Bellinzona non era mai stata così bella. Una brezza profumata spirava dal lago, fino a quell’ospedale, forse il migliore del mondo. La ragazza vestita da infermiera eluse i controlli all’ingresso e arrivò al letto dell’uomo-leggenda. Sorrise a quegli occhi neri: Hi George. Poi estrasse la chitarra e ne fece sgorgare, leggera, una canzone. L’uomo congiunse le mani e una lacrima scivolò sul lenzuolo.